
Non è facile parlare di Tito, per ricordarlo: non lo è, fondamentalmente, per due motivi. Il primo parte dal
rifiuto di chi, come me, gli è stata vicino e gli ha voluto bene per tanti anni, di pensare che non potrà più
condividere con lui passioni, momenti difficili e momenti lieti, prove di coro, esecuzioni pubbliche, pranzi, cene,
etc. L’altro motivo parte dalla natura stessa di Tito, perché era un uomo schivo, che non amava parlare di sé e,
parlandone, sembra quasi in qualche modo di contravvenire alla sua indole.
Il curriculum vitae di Tito era sicuramente ricco: diplomato in organo e clavicembalo, ma anche esperto conoscitore
di materie umanistiche, provenendo da studi classici, docente titolare della cattedra di Organo complementare e
Canto gregoriano presso il Conservatorio a Perugia, e prima a Potenza, prima ancora docente di Esercitazioni
Corali… Fondatore e direttore della Schola Gregoriana “Piergiorgio Righele”, del coro Santo Stefano in Rivo Maris,
collaboratore del Vocalia Consort; esperto di vocalità era spesso chiamato a far parte di giurie ed a tenere corsi.
Ma proprio a questo punto mi piace tornare alle prime considerazioni: Tito era schivo, non si proponeva mai e tutto
ciò che ha fatto, i risultati che ha conseguito, sono stati il frutto del suo lungo e disciplinato lavoro, della
passione che metteva nel fare le cose, della sua severità.
Compagno allegro e meraviglioso di tanti momenti “goliardici”, si trasformava quando la situazione diventava
“ufficiale”.
Nostro brillante Segretario, ha dato, con il suo pragmatismo, grandi contributi di idee e azioni, perché Tito non
si tirava indietro, nemmeno quando bisognava attaccare i francobolli.
La sua personalità marcata e sfaccettata ne fa sentire ora ancora più duramente la mancanza.
Ciao Tito, è stato un onore percorrere un pezzo di strada con te.
Elena Vadori, con Nino Albarosa, Giovanni Conti, Oreste Schiaffino
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